

di Antonio Monaco
Mentre nel resto d’Italia, nelle grandi città, Palermo in primis, e nei piccoli paesi si ricordava la strage di Capaci e la morte del giudice Giovanni Falcone, a Roseto andava in scena il Festival della Primavera, una passerella di banalità canore e non solo, presentato da un ex forzista originario di San Marco in Lamis che, durante tutta la serata ha ripetuto con ossessione l’aggettivo “meraviglioso”. Tutto era meraviglioso per l’intrattenitore. Con il sindaco in prima fila, orgoglioso dell’evento, voluto fortemente dallo stesso rappresentante dello Stato e dai suoi accoliti. Ieri sera, insomma, in piazza Bartolomeno II di Capua si è consumata una manifestazione a metà strada tra una fiera delle vanità e una corrida. La colonna sonora era infarcita di canzonette, intonate anche da una guest star. Altrove, altri rappresentanti dello Stato, invece meditavano sulla mafia e quanto avvenne 34 anni fa, il 23 maggio 1992. Oggi, come dice il buon Attilio Bolzoni, un veterano del giornalismo di inchiesta, da decenni punto di riferimento per l’analisi e il racconto di Cosa Nostra, della criminalità organizzata e dei rapporti tra mafia e politica. “In Italia c’è sempre più mafia e sempre meno mafiosi”. Un’analisi che descrive il paradosso per cui, pur essendo venuta meno la stagione delle stragi e dei boss stragisti, il potere mafioso si è diffuso capillarmente. La cosiddetta mafia degli incensurati: non ci sono solo i boss con precedenti penali, ma una rete di professionisti insospettabili. Questa borghesia mafiosa include imprenditori, commercialisti, avvocati, burocrati e amministratori locali che ripuliscono il denaro e offrono copertura istituzionale ed economica. A Roseto Valfortore, il sindaco, che si professa essere donna di sinistra, l’altra sera celebrava i Ricchi e Poveri piuttosto che Giovanni Falcone. E meno male che si son dimenticati di Giggione!

