di Antonio Monaco


Il cartello stradale di ingresso a San Luca (Reggio Calabria), crivellato di colpi di proiettile, è diventato nel tempo il simbolo iconico e inquietante della ‘Ndrangheta e del controllo mafioso del territorio in Aspromonte. Peccato che alle porte di Roseto Valfortore, a poche centinaia di metri dal centro abitato, poco prima di arrivare in contrada Paduli, luogo da sempre amato dagli abitanti del piccolo paese, insiste, lungo la provinciale n. 130, un cartello che ricorda il comune calabro, famoso, appunto, per l’alto tasso di criminalità. Quel cartello che indica il limite di velocità, con aggiunta di un altro che avvisa dell’imminente area sottoposta a video sorveglianza, infatti, è stato sforacchiato da colpi di arma da fuoco (verosimilmente utilizzando un fucile da caccia), gettando qualche ombra su un paese che si vanta di essere uno dei Borghi più belli d’Italia e di appartenere al circuito delle Bandiere Arancioni. Quel cartello crivellato di pallini o proiettili, è sulla soglia della Provinciale da anni. Gli abitanti di Roseto molto probabilmente non ci fanno nemmeno più caso, seppur proprio qualcuno di Roseto Valfortore ha confidato al cronista di quello scempio. Assume tutt’altra importanza per chi invece arriva nel piccolo paese del Subappennino dauno, semmai per la prima volta, e nota quel cartello che offre un’immagine del posto un po’ inquietante e, nello stesso tempo, di degrado. Sorprende che un’amministrazione comunale sempre attenta alla cura dell’estetica del paese, che rincorre la chimera del turismo senza badare a spese, non abbia posto attenzione a quel cartello che campeggia alle porte di Roseto. L’accostamento tra Roseto Valfortore e San Luca, in Calabria, appare una dicotomia. Tuttavia, è meglio provvedere al più presto alla sostituzione di quel cartello., magari con uno in ferro battuto, con tanto di ghirigori, in linea con quelli collocati nelle diverse strade del paese. Semmai al suo posto il Comune potrebbe utilizzare uno in ferro battuto con tanto di ghirigori.
