di Antonio Monaco



Trent’uno per cento in più per il gas; 42 per cento in più per i carburanti; 18 per cento in più per la corrente elettrica. Senza dimenticare gli aumenti per i prodotti alimentari e altre voci di spesa che fanno parte del cosiddetto carrello. In un anno i beni di prima necessità sono aumentanti del 25 per cento. Intanto l’Istat ha certificato che il potere di acquisto è diminuito del 9 per cento. E’ salita anche la pressione fiscale, al 44 per cento. Cresciuto il debito pubblico: siamo quarti al mondo, dopo Stati Uniti, Cina e Francia. Inflazione ai massimi da tre anni: 4,2 per cento a settembre. Se il Governo capeggiato da Giorgia Meloni non ha fatto granché per contenere gli aumenti, primo fra tutti quelli dei carburanti – che proprio in questi giorni ha scatenato una dura protesta nella nostra provincia da parte degli autotrasportatori – nel paese più povero della Puglia, e uno dei più poveri di tutta Italia, il consiglio comunale di Roseto Valfortore, non solo in questi anni non ha ridotto di qualche punto percentuale i vari balzelli, ma li ha aumentati.

A cominciare dalla Tari: la tassa sui rifiuti. La Tari, che prima si chiamava Tarsu, Tia e Tares, serve a coprire i costi della raccolta, del trasporto, del recupero e dello smaltimento dei rifiuti urbani. E’ stata istituita nel 2014 e l’importo da pagare viene stabilito da ciascun comune. Per l’anno in corso il Comune di Roseto Valfortore l’ha aumentata dell’8,5 per cento. Altrove, ad esempio ad Orsara di Puglia, la Tari ha subito una considerevole riduzione, del 22 per cento. In pratica l’amministrazione di Orsara di Puglia, guidata dal sindaco Mario Simonelli, ha dirottato 70mila euro circa dal bilancio comunale per alleggerire il carico fiscale che grava sulla Tari. A determinare lo sconto hanno contribuito anche gli ottimi risultati ottenuti sulla raccolta differenziata. A tutto questo va aggiunta la lotta all’evasione fiscale messa in campo dal Comune di Orsara di Puglia che ha consentito un recupero di circa 80mila euro. Quindi è possibile abbattere i costi della Tari. L’esempio di Orsara è illuminante. Il Comune di Roseto Valfortore, invece, non ha mai provveduto a ridurre, almeno di qualche punto percentuale, la tassa sui rifiuti. Eppure nelle casse comunali arrivano introiti significativi. A cominciare dalle royalties versate dalle società eoliche operanti sul territorio di Roseto. Non solo, ma qualche anno fa il Comune di Roseto Valfortore ha ottenuto 836mila euro da parte della Fortore Energia. Somma quantificata per la cessione della quota, pari al 35 per cento, che l’ente deteneva nella società Aria Diana, una Srl, nata nel 2014  insieme alla Fortore Energia (proprietaria del 65 per cento) per la gestione di 2 aereogeneratori della potenza di 2 Mwh ciascuno, installati alle porte del piccolo centro del Subappennino dauno. Insomma, i rosetani sono cittadini tartassati. Negli ultimi decenni non si hanno notizie che la massima assise cittadina, abbia abbassato una qualche tassa o tributo. Al contrario le gabelle le hanno sempre aumentate. Fino a quella deplorevole decisione di cedere il sistema idrico autonomo (inaugurato quasi 100 anni fa, nel 1927) all’Acquedotto Pugliese. Quell’operazione è stata il  più grande torto che un’amministrazione comunale potesse riservare ai suoi amministrati. Danno e beffa. Risultato: servizio più caro per i rosetani e qualità dell’acqua molto scadente, visto che arriva dalla diga di Occhito, dove finiscono anche gli scarichi fognari. A Roseto, come è ben noto, l’acqua che sgorga dai rubinetti da anni non la beve più nessuno. Insomma, l’acqua costa molto di più rispetto a quando era il Comune a gestire il proprio acquedotto; la gente non la beve ed è costretta a comprare le acque minerali imbottigliate, con un ulteriore aggravio sui bilanci familiari. Costi maggiori anche per lo smaltimento della plastica aumentata in maniera esponenziale.

La vulgata degli amministratori su questa vicenda è quella che il Comune sia stato obbligato a cedere il proprio sistema idrico all’Aqp. Una menzogna. Recitata ad arte, tanto che la popolazione, pervasa da una proverbiale indolenza,  non si è mai ribellata di fronte a quella scelta politica, una sorta di baratto, nato per onorare delle promesse elettorali. E così è stato. Era accaduto, e accade, con gli impianti eolici. Tuttavia, facendo dei calcoli per difetto e sbirciando il sito istituzionale del Comune di Roseto Valfortore, si scopre che in un anno l’ente sborsa a favore di alcune associazioni, prima fra tutte la Pro Loco, e vari comitati festa, migliaia di euro.

Senza contare i costi vertiginosi per  le luminarie di Natale, da anni allestite dalla stessa ditta, ovvero la Blasi di Paternopoli. Infatti, l’impresa irpina in questi giorni di ottobre è già a Roseto per addobbare strade e piazze con decorazioni natalizie. Insomma, i soldi il Comune di Roseto ce li ha, ma vengono spesi male. C’è molta affinità tra il Governo di Giorgia Meloni e quello locale di Roseto Valfortore: a Roma danno più importanza alle spese militari piuttosto che contenere gli aumenti energetici e dei carburanti, e investire sulla Sanità e sulla Scuola; a Roseto pensano più a dilapidare soldi pubblici per il divertimento piuttosto che diminuire le tasse. Di questi tempi, soprattutto in uno dei paesi più poveri d’Italia, alle prese con le stesso carovita che sta creando serie difficoltà alle famiglie del Belpaese, servirebbe una politica draconiana tesa a contenere le spese, soprattutto quelle inutili e ridondanti.

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