di Antonio Monaco

Novanta euro e 55 centesimi. E’ la somma percepita dal sindaco di Roseto Valfortore, Lucilla Parisi, quale rimborso delle spese sostenute per la missione istituzionale a Roma il 2 giugno scorso, per partecipare alla parata della Festa della Repubblica. C’è una determina  del Comune di Roseto Valfortore, la n. 40 del 5 giugno del 2026, a firma del responsabile del settore economico, Lucia La Riccia, che certifica che quella cifra è stata attinta dal bilancio dell’ente, ovvero pagata con i soldi dei cittadini. Tutto legittimo, sia chiaro. Ma chiedere il rimborso per fare una passerella lungo i Fori Imperiali, lascia qualche perplessità. Il primo cittadino di Roseto, infatti,  già beneficia di un’indennità rilevante per  ricoprire la carica di sindaco in un Comune che conta poco più di settecento abitanti: l’equivalente di un condominio di una grande città. Eppure ci sono dei principi che riguardano gli enti dello Stato:  il rispetto, appunto, dei principi di economicità, trasparenza e anche contenimento della spesa pubblica. Anche i piccoli Comuni affrontano difficoltà legate alla spesa corrente. La stessa Parisi, ripete da anni come un mantra, che il Comune di Roseto, insieme a quelli delle aree interne, dovrebbero ricevere più attenzione da parte dello Stato. Intanto, non ha esitato a farsi rimborsare dai cittadini quei € 90,55 che non è dato sapere come siano stati spesi. Che quel rimborso sia legittimo è indubbio, ma è una scelta eticamente censurabile per due ragioni. Un sindaco di un comune al di sotto dei tremila  abitanti, come nel caso di Roseto Valfortore,  ha diritto ad una indennità mensile lorda di € 2.208 euro, pari a circa €1.650 euro netti. E la Parisi li prende tutti quei soldi perché non svolge altra attività lavorativa. Una privilegiata, insomma, soprattutto nel contesto rosetano, visto che il paese che lei amministra da decenni risulta essere il più povero della Puglia e tra i più poveri di Italia. Far rientrare inoltre una passeggiata di alcune centinaia di metri lungo i Fori Imperiali come una missione istituzionale, indossando una fascia Tricolore da oltre € 500, sembra un po’ bizzarro e nello stesso tempo biasimevole.

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