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LA MADONNA DEL CARMINE SENZA GLI AMERICANI

di Antonio Monaco

 

 

Per la prima volta nella storia dell’emigrazione rosetana il mese di luglio sarà orfano delle decine di emigrati che, come ormai da tradizione, arrivano nel paese di origine per partecipare ai festeggiamenti in onore della madonna del Carmine, che si svolgono ogni anno nell’ultima domenica del mese. Quest’anno la festa non dovrebbe svolgersi. Il condizionale è d’obbligo perché il Comune, nonostante l’emergenza sanitaria, ha messo in programma diversi appuntamenti serali, tra i quali un concerto in piazza di un noto cantante, in occasione della festa della madonna del Carmine che cade il 26 luglio, creando i presupposti di possibili assembramenti che invece sono vietati dalla legge. Non è escluso, pertanto, così come accaduto nei giorni scorsi a San Severo, possa intervenire la Prefettura per predisporre controlli più serrati, nonostante a Roseto siano di stanza sette carabinieri, compresi quelli Forestali, e un vigile urbano. Canada e Stati Uniti sono i due paesi che contano le più vaste comunità di rosetani all’estero. A Toronto vivono circa diecimila persone di origine rosetana. Coloro che partirono dal piccolo centro dei monti Dauni tra gli anni Cinquanta e Settanta. Una moltitudine capace di mantenere saldi i rapporti tra Toronto e Roseto, passando dalle caratteristiche lettere via aerea ai social e alla messaggistica  in tempo reale, attraverso la rete Internet. A Roseto tutti conoscono Toronto. Molti, però, non ci sono  mai stati. Generazioni di ragazzi sono cresciuti tra corso Roma e  la Queensway; tra piazza Umberto I e la Browns Line:  le due arterie della metropoli dove risiede la maggior parte dei rosetani. Sono loro che ogni estate, insieme a quelli che vivono nell’area di Washington, negli Stati Uniti, ripopolano Roseto per un mese circa. La pandemia in atto in tutto il mondo ha avuto effetti devastanti soprattutto sul fronte turistico. L’Italia, insieme ai partner europei, dal 1 luglio,  ha consentito a quanti vivono in 15 paesi extra Schengen di poter venire nel Belpaese, previa quarantena obbligatoria. Tra questi, il Canada, ma non gli Stati Uniti. Tuttavia, seppur i rosetani di Toronto potrebbero raggiungere il loro paese di origine, rispettando i protocolli sanitari decisi dal Governo, quasi nessuno ha deciso di salire su un aereo e raggiungere Fiumicino. Infatti, in questi giorni a Roseto  non c’è traccia dei cosiddetti americani. Fino ad oggi è arrivata una sola persona dal Canada. “Non è stato facile rinunciare alla tradizionale visita annuale a Roseto. Potenzialmente sarebbe stato possibile, ma tra i 15 giorni di quarantena previsti in Italia e quelli imposti al ritorno in Canada, non è valsa la pena programmare la vacanza a Roseto”, racconta al telefono Tony Converso, 64 anni, emigrato in Canada nel 1973, che vive a Mississauga, sobborgo di Toronto. Gli fa eco Joe Falcone, 69 anni, arrivato a Toronto insieme alla sua famiglia nel 1963: “Ero un bambino di 12 anni quando, con i miei genitori e mio fratello, arrivammo in Canada. La mia vita l’ho vissuta in questa grande città. A Roseto tuttavia c’è una parte di me. E sapere che quest’anno non potrò visitare i luoghi natii, mi rende triste”. A partire dagli anni Ottanta, il fenomeno del rientro degli emigrati nell’America del Nord ha avuto un crescendo notevole.  I viaggi verso le radici sono continuati nel corso degli anni, favoriti dalla concorrenza tra compagnie aeree,  dall’avvento delle low cost, e anche dall’aumento dell’offerta ricettiva in paese. Ogni estate, insomma, a fine di luglio, Roseto raggiunge il picco delle presenze, in vista delle festa più importante dell’anno, dedicata alla madonna del Carmelo. Quest’anno, invece, l’assenza degli americani si farà sentire, ma molti di loro, pur costretti a rimanere nelle terre assai lontane, con il cuore e con la mente, immagineranno di passeggiare nelle strade e nei vicoli del loro piccolo paese, tentando di contenere emozioni e nostalgia.