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Primo piano

LA NOTTE PIU’ FREDDA DELL’ANNO

A cavallo tra il 27 e 28 febbraio 2018, a Roseto si registra il picco del freddo. La colonnina di mercurio , nelle prime ore del mattino, segna 10 gradi sotto lo zero. Nella notte più fredda dell’anno si ode solo il rumore dei passi che infrangono la crosta di neve gelata. Tutto è silente e tutto è cristallizzato. Uno scenario surreale, soprattutto quando dalle nubi spunta una luna bianchissima che rende il paesaggio visibile. La silhouette della montagne che circondano il paese è un colpo d’occhio. Anche i nuovi totem dell’eolico sono fermi, immobili, come se temessero il gelo. Il loro sibilo che infrange il silenzio notturno della valle è assente, quasi a voler rispettare le leggi della natura che per una notte hanno avuto ragione degli eccessi dell’uomo. Tutto tace nella valle coperta di neve e schiarita dalla luce lunare. Anche i rigagnoli hanno smesso di scorrere negli anfratti. Il ghiaccio li ha bloccati creando una lastra sulla quale volpi e tassi scivolano prudenti e sorpresi. All’alba la colonnina di mercurio segna dieci gradi sotto lo zero. Il freddo sembra un ago che punzecchia la faccia. Il vapore esce corposo dal naso e dalla bocca. La neve, seppur poca rispetto a quanto avveniva in passato, ammorbidisce ogni suono, fino a soffocarlo. Chi è nato e vissuto con la neve, avverte subito la sua presenza, soprattutto quando i fiocchi cadono nottetempo. Ermanno Olmi, nel suo capolavoro “L’Albero degli Zoccoli”, film del 1978, più di tutti, ha saputo trasportare in immagini il racconto ininterrotto di una quotidianità carica di eventi silenziosi che formano la fragile materia vivente della civiltà contadina, permeata di riti e leggende, abitudini e preghiere, nel ciclo uguale delle stagioni e destinate ad infrangersi al crescere di una urbanizzazione inarrestabile.  Sul campanile della Chiesa Madre le campane dell’orologio ormai son mute da tempo. Erano loro in passato ad annunciare che il paese era sotto la neve. Coperte di neve le campane cambiano suono. E’ un tintinnio cupo, sordo, quasi impercettibile. Però penetrava nelle stanze gelide e faceva balzare dal letto i bimbi ansiosi di uscire di casa e vivere l’avventura della neve. La luce del giorno si staglia dietro gli Iscatari, un gruppo di montagne ad est del paese. D’improvviso si alza il vento, la tramontana, che rende l’aria ancor più gelida. Aumenta di intensità fin quando i primi raggi di sole spuntano dietro i tetti bianchi. I camini  iniziano a sbuffare, inebriando l’aria di odor di legna. Nelle strade i rombi dei motori delle auto rompono l’incantesimo.  La notte più fredda dell’anno finisce nel cassetto dei ricordi.